all'on. Francesco Rutelli, Sindaco di Roma
a Gaetano Benedetto, Presidente del Parco regionale dell'Appia Antica
al prof. Adriano La Regina, Soprintendente Archeologico di Roma
al prof. Roberto Federici, Presidente della IX Circoscrizione
all'on. Paolo Cento, Camera dei Deputati
Assistiamo con raccapriccio al moltiplicarsi delle palizzate acuminate che nelle intenzioni dovrebbero proteggere il patrimonio archeologico pubblico: prima intorno alla vasca di via C. Baronio, poi lungo le Mura Aureliane tra porta S. Giovanni e l'Anfiteatro Castrense, quindi in Caffarella, ora accanto all'Acquedotto Claudio-Anio Novus in via Frascati.
Così, mentre gli antichi Acquedotti sono un alternarsi di proprietà private, baracche e discariche, mentre celebri monumenti quali i sepolcri dei Cercenii e dei Calventii sono rinchiusi da proprietà private, mentre la Vaccareccia rischia di crollare da un momento all'altro, mentre S. Urbano e il Colombario dei Liberti di Augusto sono occupati da attività commerciali, mentre l'Acquedotto Marcio è raggiungibile solo dai privilegiati del circolo sportivo della Banca d'Italia, mentre il sepolcro di Priscilla e la cappella di Reginald Pole sono chiusi da decenni in attesa di restauro, mentre la villa romana dietro Tor Fiscale viene sepolta e dimenticata, al cittadino non resta che guardare i propri monumenti attraverso le sbarre, perché l'unica soluzione che le nostre Istituzioni sanno offrire per la protezione dei monumenti è rinchiuderli in una sorta di zoo archeologico.
Le palizzate acuminate, più che proteggere, respingono, e impediscono alle nuove generazioni di riconoscere nel monumento un bene inestimabile (con tutto quel che ne deriva).
e, già che ci siamo, non possiamo certo dirci soddisfatti di Istituzioni che impongono un biglietto di ingresso a Cecilia Metella (che è sempre stata gratuita) integrato non con il Circo di Massenzio, bensì con la Villa dei Quintili, lontana 5 km, in via Appia Nuova, senza alcun collegamento diretto; che per gestire le aree archeologiche privilegiano le grandi società a scopo di lucro piuttosto che le associazioni locali di volontariato.
- seguono 150 firme
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