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La passeggiata inizia al confine con la città, regno delle piante “pioniere”: malva,graminacee e cardi sono piante rustiche ed adattabili cui spetta il compito di colonizzare lo strato superficiale ed aprire la strada agli altri esseri viventi. Risaliamoli versante destro della valle costeggiando un boschetto di robinie e raggiungiamo un pianoro dove la valle ci appare in tutto il suo splendore.
La Caffarella è una tipica valle fluvialea V con un fiume al centro la cui storia comincia geologicamente parlando, tra 360 mila e 80 mila anni fa.
A quel tempo il materiale espulso dal Vulcano Laziale (gli odierni Colli Albani) si andò ad accumulare su più antichi sedimenti fluviali e marini ed oggi il suolo della Caffarella risulta costituito da quattro strati di tufi e pozzolane, visibili nelle numerose voragini; queste formatesi dallo sprofondamento di alcune cave, si sono riempite di una tipica vegetazione di olmi, fichi, evonimi, sanguinelli etc.
Nel cielo volteggiano la cornacchia grigia, l’allodola ed il gheppio. Anche la volpe abita a pochi passi dalle case. Sarà difficile vederla, ma potremo accorgerci della sua presenza dagli escrementi lasciati per marcare il suo territorio, essa, assieme la gheppio ed ai rappaci notturni che , come la civetta ed il barbagianni abitano i mille ruderi ci rende il prezioso servizio di eliminare i topi ed i ratti attirati dai rifiuti abbandonati nel fiume e nelle parti più accessibili.
Scendiamo nel fondovalle, dove l’abbondanza d’acqua ed il clima favorevole hanno permesso la crescita di una ricca vegetazione; dentro uno stagno nei pressi di via dell’Almone, tra canne pioppi, salici, giunchi ed equiseti volano i beccaccini e le ballerine, saltano rane e rospi, strisciano bisce e salamandre. Numerosi sono i corsi d’acqua; il principale è il fiume Almone che riceve i contributi di decine di sorgenti dalle caratteristiche “medio-minerali”.
Passiamo nel versante sinistro; i lunghi filari di bagolari, gelsi e noci, segno dell’interventoumano, sono a poco a poco sostituiti da boschetti di aceri, lecci, farnie e roverelle, ricchi di alberi secolari. Avviciniamoci ai boschetti più isolati prossimi alla via Appia Antica; le sorprese non sono finite; nell’intricato sottobosco di pungitopo, corniolo, prugnolo, melo e pero selvatico, rosa selvatica e sambuco, risuona il canto di passeri verdoni, verzellini, cinciallegre, capinere, merli, pettirossi, cardellini, strillozzi o l’improvviso chiocciare del fagiano.


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