letteraria

La passeggiata comincia da L.go Tacchi Venturi e attraverserà la valle per far scoprire i suoi miti ed i suoi monumenti che spesso sono stati menzionati, citati e descritti dagli autori di ogni tempo.
Già Ovidio raccontava il mito del fiume Almone (citato anche da Virgilio nell’Eneide) e della Lavatio Matri Deum, cioè il lavaggio rituale della statua di culto di Cerere.
Marziale e Giovenale parlano del ninfeo di Egeria, collocandolo nei pressi di Porta Capena (oggi scomparsa ma che si trovava dove fino a pochi anni fa c’era l’obelisco di Axum, vicino alla FAO).
Nel ‘600 Giovanni Briccio Romano nell’operetta popolare “Lo spasso della Caffarella” ci dice che la valle era utilizzata spesso come luogo di svago per i romani e Franceso Maria Pratilli specifica che soprattutto il 1 maggio i romani faceva la scampagnata nella valle (la cosiddetta gita fuori porta).
Dal Belli, invece, sappiamo che la valle nel 1800 non era un luogo sicuro, anzi parlando dice proprio: “Dio me ne guardi, Cristo e le Madonna d’annà ppiù ppe ggiuncata a sto precojjo…”, e ci informa che già all’epoca la Vaccareccia produceva il formaggio.
Le descrizioni dei monumenti le abbiamo inoltre da studiosi, italiani e stranieri, e diplomatici che hanno visitato Roma e la Via Appia tra il 1600 e il 1800. A partire dal Marchese de Seignelay, Charles de Brosses, Johann Wolfgang Goethe, Gorge Gordon Byron, Stendhal e Alessandro Verri. Ancora nel ‘900 abbiamo una serie di descrizioni della valle, passando per Gabriele D’Annunzio arrivando a Pier Paolo Pasolini.


lavalledown