Sintesi sul casale rinascimentale della Vaccareccia2018-07-17T17:27:37+00:00

Il casale rinascimentale della Vaccareccia

Si tratta del casale centrale della valle della Caffarella. Di epoca rinascimentale, esso è presente nella carta di Eufrosino della Volpaia del 1575, e fu probabilmente edificato nel 1500 dai Caffarelli. È costituito da un insieme omogeneo realizzato dalla sovrapposizione di strutture di età diverse. Nel casale venne inglobata una torre medievale (confronta foto 2). La torre, costruita nel XIII-XIV secolo con blocchetti di tufo parallelepipedi e scaglie di marmo, era in origine molto più alta, per controllare tutta la tenuta fino alla Via Latina; presenta delle aperture al livello del primo e del secondo piano del casale, per cui, pur presentandosi attualmente completamente vuota all’interno, potrebbe essere stata utilizzata dopo la realizzazione del casale per il collegamento tra il piano superiore e gli ambienti inferiori interrati.

Foto 2. La torre medioevale interna alla Vaccareccia    

Foto 3. Il portico su colonne antiche, con al centro  lo stemma dei Torlonia

 

La Vaccareccia, nella parte superiore, presenta un bel portico su colonne antiche: di lì si può entrare nella casa dei contadini, col tetto a spiovente e la loggia del ‘500, in un unico corpo rinforzato da robusti muri di sostegno (Foto 3).

La loggia si apre su una grande aia di circa 2.000 metri quadrati, essa è una splendida balconata panoramica sulla Valle (foto 4).

Foto 4. La grande aia che affaccia sulla valle (si noti in fondo la stalla restaurata)

 

Nel 1695 i Caffarelli vendettero il fondo ai Pallavicini, i quali, nel 1816, cedettero la proprietà ai Torlonia, che ristrutturarono la Vaccareccia (aggiungendo la grande stalla lungo uno dei lati dell’aia) e bonificarono il fondovalle per l’ultima volta. Una delle figlie di Alessandro Torlonia, Teresa, sposò il marchese Alessandro Gerini, figlio del senatore Gerino e nipote di Antonio, marchese fiorentino. Con il matrimonio della figlia dei Torlonia Alessandro Gerini ereditò una parte della fortuna Torlonia, Negli anni ’50 del secolo scorso convinse il fratello Carlo a permutare alcuni suoi terreni della Toscana con quelli della Caffarella. dove avrebbe voluto edificare 1.010.824 metri cubi di villette più altri 3.000.000 sull’Appia Antica. “Il costruttore di Dio” così era chiamato, riuscì ad influenzare anche il Comune di Roma che approvò il Piano Paesistico con queste cubature. Per fortuna la reazione degli intellettuali fu tale che indusse l’allora ministro dei Lavori Pubblici Giacomo mancini ha bloccare questo Piano.

Alla morte di Alessandro, avvenuta il 5 giugno 1990, si aprì il testamento e, fra lo sgomento dei parenti che faranno causa, si apprese che Alessandro lasciava una cospicua parte della sua eredità ad una fondazione ecclesiastica: la Fondazione Gerini, legata ai Salesiani con cui la famiglia era sempre stata in ottimi rapporti. Anche la Caffarella quindi divenne proprietà della Fondazione.

Alcuni edifici del casale mostrano lo stemma della casata Torlonia, raffigurante una corona che sovrasta due comete (confronta foto 3 e 7). La foto 5, del 1970, mostra la Vaccareccia nella sua integrità, prima di alcune successive manomissioni.

Foto 5. La Vaccareccia nel 1970 (per gentile concessione di Paolo Grassi)

Purtroppo, nel 1985, prima un incendio e poi la nevicata del 6 gennaio danneggiarono parte del tetto del casale (confronta foto 6) per cui risultava urgente il restauro che invece venne effettuato dalla Fondazione Gerini per la stalla (confronta foto 7 e 8).

Foto 6. La Vaccareccia prima del restauro

Foto 7. L’esterno della stalla restaurata con lo stemma dei Torlonia               

Foto 8. L’interno durante la presentazione del calendario 2007 effettuato dal Comitato per il Parco della Caffarella

 

Nel 1988 il Comitato per il Parco della Caffarella raccolse 13.000 firme di cittadini che chiedevano l’esproprio della valle e le consegnò al Parlamento Italiano; quest’ultimo recepì la richiesta e, nel 1990, con la Legge per Roma Capitale d’Italia, venne destinata al Comune di Roma la somma di 26 miliardi di lire per l’esproprio della Caffarella.

Solo nel 1994, con la Giunta presieduta dal Sindaco Francesco Rutelli, si avviò l’iter per l’esproprio della Caffarella che venne annunciato dal neosindaco durante la presentazione del libro del Comitato per il Parco della Caffarella “La storia ci racconta” (confronta foto 9), interamente finanziato grazie alla sottoscrizione di 238 cittadini che versarono 50.000 lire ciascuno.

Così l’Ufficio Tutela Ambiente del Comune di Roma realizzò il Piano di Utilizzazione della Caffarella, atto propedeutico all’esproprio, indicante la destinazione di tutte le aree e dei casali; tale piano, che vide la partecipazione attiva del Comitato per il Parco della Caffarella, fu sottoscritto il 19 aprile 1996 dal Comune di Roma, dalla Regione Lazio, dal Ministero dei Beni Culturali, dall’Ente Parco dell’Appia Antica e approvato dal Sindaco con Ordinanza n. 486 del 24 giugno 1996. Il Parco dell’Appia Antica, allora presieduto da Antonio Cederna, vincolò la sua firma alla condizione che il casale centrale della valle, la rinascimentale Vaccareccia, venisse inserito nei piano di esproprio e destinato ad attrezzature per la fruizione del paesaggio agricolo e storico, in quanto la Caffarella doveva essere considerato un parco-campagna così come sollecitato dal Comitato.

Il primo esproprio, effettuato nel 1999 dalla seconda Giunta presieduta dal Sindaco Francesco Rutelli, interessò 70 ettari di Caffarella sparsi a macchia di leopardo nella valle ed alcuni monumenti, ma non la Vaccareccia.

Foto 9. 1994: il sindaco Francesco Rutelli interviene alla presentazione del libro del Comitato per il Parco della Caffarella “La storia ci racconta” e annuncia l’esproprio della Valle grazie ai fondi della Legge per Roma Capitale d’Italia.

A seguito delle pressioni esercitate, finalmente la Vaccareccia venne vincolata ai sensi del Decreto Legislativo n. 42 del 22 gennaio 2004.

Poiché solo la metà dei 26 miliardi di lire erano stati spesi dal Comune di Roma, il Comitato per il Parco della Caffarella sollecitò il nuovo sindaco di Roma Walter Veltroni ad effettuare un secondo esproprio (confronta foto 10 dei primi di febbraio del 2002 scattata nello studio di Veltroni al Campidoglio) che interessasse prioritariamente anche la Vaccareccia.

Foto 10. Il Sindaco di Roma Walter Veltroni incontra ai primi di febbraio del 2002 il Comitato in Campidoglio e avvia l’iter del secondo esproprio della Caffarella.

Il desiderio del Comitato venne accolto e il 3 marzo 2005 il Sindaco Veltroni firmava il decreto di esproprio della Vaccareccia, di due casali minori e di altri 40 ettari della valle. Per il completamento dell’esproprio però era necessario un fondamentale atto amministrativo: l’immissione nel patrimonio comunale dei beni, entro due anni dalla data di esproprio; senza l’immissione nella proprietà comunale, infatti, il casale della Vaccareccia, i casali minori e i terreni rischiavano di essere restituiti ai privati. La Fondazione Gerini, proprietaria della Vaccareccia e della gran parte dei terreni della Caffarella, incontrata dal Comitato, disse esplicitamente che in caso di retrocessione della Vaccareccia, la Fondazione avrebbe ristrutturato il casale, trasformandolo in un agriturismo gestito con personale della Fondazione, in una Caffarella non più liberamente fruibile da tutti.

Il Comitato mobilitò i cittadini e presentò un’interrogazione d’iniziativa popolare che portò alle risoluzioni dei Municipi IX e XI favorevoli all’immediata immissione in possesso, ci furono articoli di giornale; così, il 28 febbraio 2007, il Comune di Roma fu costretto ad effettuare l’immissione in possesso dei beni, esattamente tre giorni prima della scadenza dei termini che avrebbe consentito il ritorno della Vaccareccia ai privati. Ecco che il 22 aprile 2007 il Sindaco Walter Veltroni inaugurava il casale della Vaccareccia finalmente acquisito al patrimonio pubblico (foto 11).

Foto 11. Il Sindaco Veltroni inaugura la Vaccareccia espropriata insieme alla Presidente del IX Municipio Susy Fantino (al centro) e all’Assessore Comunale all’ambiente Dario Esposito (a destra).

Nello stesso anno, con ordinanza n. 886 del 9 novembre 2007, la Giunta Regionale destinò 2.500.000 euro per la sistemazione del casale e 300.000 euro per la realizzazione del progetto di restauro. L’annuncio venne dato dall’assessore regionale al bilancio Luigi Nieri in Caffarella, proprio all’interno della stalla della Vaccareccia ristrutturata dalla Fondazione (foto 12). La somma venne affidata dalla Regione prima all’Assessorato alle Periferie del Comune di Roma e poi al IX Municipio di Roma.

Foto 12. L’allora assessore regionale al bilancio Luigi Nieri (a destra) e l’allora direttore del Dipartimento periferie del Comune di Roma Mirella Di Giovine (al centro) comunicano l’erogazione dei fondi regionali per il restauro della Vaccareccia.

 

Il finanziamento regionale, purtroppo, venne in parte riassorbito dalla successiva amministrazione regionale presieduta da Renata Polverini, e pertanto solo 800.000 euro dei 2.500.000 euro stanziati vennero effettivamente spesi per un parziale restauro del casale. Il risultato fu l’effettuazione dei soli interventi di somma urgenza; questi hanno riguardato il tetto, alcuni interni e il fienile (confronta foto 13). Per il completamento del restauro occorrerebbero altri 1.500.000 euro a cui si aggiungerebbero circa altri 500.000 euro per gli impianti e gli arredi.

Foto 13. La Vaccareccia dopo il parziale il restauro del 2010

Oggi parte del complesso mantiene esclusivamente l’attività pastorizia con circa un migliaio di ovini e la produzione di formaggio pecorino gestito dall’Azienda Agricola “La Caffarella” (foto 14). Il luogo della mungitura delle pecore non è ottimale (foto 15) e andrebbe strutturato meglio e reso più funzionale, così come la produzione del formaggio. In un’ottica di ristrutturazione degli spazi queste due attività, fondamentali per la Caffarella, andrebbero localizzate in spazi adeguati e appositamente attrezzati; il fienile restaurato (confronta foto 16) sarebbe ad esempio un ottimo luogo per la produzione e la vendita del formaggio.

Il resto del casale è desolatamente vuoto, privo di manutenzione e soggetto periodicamente a furti che hanno già determinato l’asportazione di tutti i discendenti pluviali in rame.

Il Comitato da anni ha presentato un progetto per il completamento della ristrutturazione del casale e l’utilizzo degli spazi che non possono essere lasciati al degrado e all’incuria. La Vaccareccia infatti si presta perfettamente ad essere il centro di un’attività non solo agro-pastorale, ma soprattutto culturale, dove effettuare convegni e attività con le scuole sui tanti temi multidisciplinari che la Caffarella offre (storia, storia dell’arte, geologia, botanica, zoologia, attività umane, ecc.). Inoltre può ospitare attività ricreative, gastronomiche (con la vendita di prodotti DOC della Caffarella), turistiche, nonché di accoglienza al pubblico. In questo modo non solo si aprirebbe ad un pubblico non solo romana, ma italiano e straniero, un casale di grande importanza storico-artistica, ma si darebbe lavoro ad una cooperativa di giovani.

                                                        

        Foto 14. La pecore nel casale                               Foto 15. L’area per la mungitura degli ovini

In definitiva, il complesso della Vaccareccia è inserito in uno dei pochi lembi di autentica Campagna Romana rimasta intatta nei secoli: un paesaggio, questo a ridosso delle Mura Aureliane, che con le sue luci ed i suoi silenzi incanta a tutt’oggi i visitatori. È altresì un prezioso ecosistema in cui convivono le memorie del passato, con le attività agricole tipiche del territorio, inserite in un ambiente rimasto pressoché immutato da secoli. La sua localizzazione e la sua morfologia (confronta foto 16) costituiscono gli elementi che consentirebbero di rendere funzionali le diverse unità della struttura per numerose attività che coniughino e intreccino fra loro aspetti culturali, agricoli e turistici, andando a valorizzare uno straordinario insieme di storia e natura della Campagna Romana.

Il Comitato spenderà tutte le proprie energie per completare il restauro della Vaccareccia: è una promessa che facciamo al compianto Antonio Cederna, ai cittadini e alle future generazioni.

Foto 16. Il complesso della Vaccareccia all’interno della Valle della Caffarella. Da sinistra: il fienile ristrutturato, la stalla ristrutturata, l’aia che comprende anche altre stalle (in posizione frontale) da restaurare, l’edificio del casale con la torre, a destra le stalle per la mungitura delle pecore. La Vaccareccia si addossa al blocco tufaceo; in lontananza le abitazioni del quartiere Appio Latino (foto da drone)

139total visits,1visits today

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi