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L’Almone, il ‘fiume dei Castelli’ citato da Ovidio può diventare un progetto sociale

L’Almone, il ‘fiume dei Castelli’ citato da Ovidio può diventare un progetto sociale

CASTELLI ROMANI (attualità) – Il Parco dei Castelli Romani vuole iniziare un percorso con varie finalità. Marino comune capofila

L’Almone è un antico fiume a sud di Roma. Parte da Rocca di Papa (Valle Vergine), attraversa Grottaferrata, Marino (Fosso di Cave di Peperino), Ciampino (Fosso della Patatona), il Parco dell’Appia Antica e confluisce infine nel Tevere. Nelle sue acque gli antichi sacerdoti della dea Cibele (venerata come dea della natura, degli animali e dei luoghi selvatici, della forza creatrice e distruttrice della Natura) usavano, il 27 marzo di ogni anno, procedere alla purificazione rituale del simulacro della divinità (Lavatio Matris Deum). Già Ovidio, nelle Metamorfosi, parlava del corso d’acqua.

Per molti anni l’Almone è stato un fiume inquinato. L’impegno dei cittadini ha determinato però una fase nuova e di speranza. Manifestazioni e mobilitazioni, da parte dei comitati che lo volevano tutelare (come quello del Parco della Caffarella, dove passa), sono arrivate fino alle istituzioni del Lazio. Nel maggio 2018, presso il Parco regionale dell’Appia Antica, è stata indetta la prima assemblea sul Contratto di Fiume, che rappresenta un sistema di regole in cui i criteri di utilità pubblica, rendimento economico, valore sociale, sostenibilità ambientale, intervengono in modo prioritario nella ricerca di soluzioni efficaci per la riqualificazione di un bacino fluviale. Il documento deve trovare un’attuazione definitiva.

E’ di questi giorni la notizia che il Parco regionale dei Castelli Romani ha partecipato al programma Urban Innovative Action  – Sustainable  use of land & nature based solution – con la presentazione del progetto Urban’s Resilience Based on Almone’s Natural System. La proposta si inserisce nell’ambito del programma europeo volto a individuare e testare nuove soluzioni relative allo sviluppo urbano sostenibile nella sua complessità.

L’idea ha come obiettivo generale quella di eliminare il degrado complessivo del fiume e delle aree sottese dal bacino idrografico, nonché di ridurre il rischio idraulico al fine di rendere tale ambito resiliente rispetto alle pressioni antropiche e recuperarlo alle attività sociali della cittadinanza. Il Parco ha dunque scelto, al di là del finanziamento, di investire sulla progettualità europea, nazionale e regionale per favorire processi di cooperazione tra i diversi soggetti coinvolti e lavorando insieme al Parco dell’Appia Antica, alla Regione Lazio – Direzione Sviluppo Economico e Attività Produttive, ai Comuni di Marino (capofila del progetto), di Rocca di Papa e di Grottaferrata, al Consorzio di Bonifica Tevere Agro Romano e alle Università di Tor Vergata e de “La Sapienza”.

La speranza è che celermente si attivi ora un circuito virtuoso in grado di rilanciare questo processo che ha una sua valenza storica ed ambientale.

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